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Comune di Tramonti

Tu sei qui: Conosci la cittàDicono di noiArticolo de "IL VESCOVADO" del 27/10/2011

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Articolo de "IL VESCOVADO" del 27/10/2011

Scritto da rossano, giovedì 3 dicembre 2015 11:56:34

Ultimo aggiornamento giovedì 3 dicembre 2015 11:56:34

A Scala e Tramonti tra profumi di mosto e sapori di funghi e castagne

Sono stato di recente a Scala per l'ultimo evento legato ai "racconti, valori e tradizioni della dieta mediterranea" M'erano compagni Andrea Reale, sindaco di Minori e Dario Caputo, primario internista dell'Azienda Ospedaliera Universitaria "S.Giovanni di Dio e Ruggi D'Aragona" Ci siamo trovati in piena "sagra della castagna" e ci siamo lasciati coinvolgere dalla calda ospitalità di Luigi Mansi, sindaco della città di Fra Gerardo Sasso e del suo predecessore, Gabriele Mansi.

E nella Piazza del Duomo siamo stati letteralmente catturati dalla simpatia contagiosa delle donne alle prese con le tipicità della gastronomia e della pasticceria, legate, ovviamente, alla castagna. Ne abbiamo fatto assaggi frequenti con buona pace dei problemi di dieta, su cui pure avevamo intrattenuto un pubblico numeroso, colto ed interessato nel bel salone del Palazzo Comunale.

Il mio pensiero è volato istintivamente ad una bella pagina di Giovanni Pascoli, che esaltava il paesaggio rurale della Garfagnana, in cui il castagno era ed è un albero familiare, perché ha scandito la storia delle famiglie non solo e non tanto sul piano dell'alimentazione (è appena il caso di ricordare che le castagne costituirono per intere generazioni il pane dei poveri) ma anche nelle abitudini e stili di vita.

Con il legno di castagno gli esperi artigiani costruivano le culle per accogliere i bimbi frignanti, sbrigliavano la fantasia per inventare i giocattoli poveri, costruivano il mobilio per arredare la casa degli sposi, gli attrezzi per il lavoro ed il raccolto dei campi, la "cassa" per accogliere le spoglie mortali per l'ultimo viaggio.

Ed il pensiero volava anche al mio Cilento, dove la castanocoltura ha recitato ed in parte ancora recita e potrebbe ancor più recitare per il futuro un ruolo importante nell'economia di tanti paesi (Roccadaspide, Stio, Cuccaro, Futani, Montano Antilia, ecc.)

Eppure un prodotto che ha scandito la povera alimentazione di intere generazioni ed ha festosamente salutato le mense di tante famiglie nel periodo ottobre/novembre con lo scoppiettare delle caldarroste, la dolce pastosità delle lesse, il croccante profumo delle infornate potrebbe e dovrebbe costituire un punto di forza per rilanciare un'economia che faccia leva anche sulla genuinità e specificità dei prodotti della terra.

Ma ho pensato anche alla vicina Tramonti, tanto che ci sono stato il giorno successivo a fare il pieno di emozioni di profumi e sapori con lo sguardo a perdita d'occhio da un punto di osservazione privilegiato del Valico di Chiunzi (fanno bene i cittadini a protestare per la prolungata chiusura!) tra l'anfiteatro di colline e vallate, forre e pianori, a testimonianza di una comunità operosa da secoli, articolata in tredici villaggi disseminati tra il verde delle campagne coltivate a raggiera intorno a chiese e campanili luminosi.

Meritano tutti una visita ed io mi riprometto di fare a breve questo viaggio d'amore e di cultura. per inebriarmi ai profumi di antichi "sapori" tra conservatori e conventi, dove le monache pestavano "concerti" da erbe aromatiche, per incantarmi all'abilità dei "casari", che, con la faccia di luna piena, ed il sorriso contagioso, ricamano trecce e rassodano provole, frutto di sapiente cagliatura di latte di pascoli di altura, o assistere ai miracoli di mani nelle case/botteghe degli ultimi "cestai" di Corsano, Figline, Capitignano e Cesarano a perpetuare l'arte dei padri e a tirar fuori dai teneri virgulti di castagno sporte, panieri, cofani e borse.

Ci tornerò di sicuro a breve per gustare in uno dei tanti ristoranti accoglienti, porcini ed ovuli, monete, chiodini e prataioli raccolti nei boschi di Gete, tra i monti confinanti con Cava o le caldarroste dei castagneti di Cesarano, dove gli ultimi ricci si aprono tra tappeti di ciclamini lungo la strada che plana verso Ravello e regala, a tratti, scaglie di mare lontano. Anche questo è l'habitat naturale per "ascoltare racconti, registrare valori ed esaltare calde tradizioni della Dieta Mediterranea."